{"id":356,"date":"2025-01-18T11:26:46","date_gmt":"2025-01-18T10:26:46","guid":{"rendered":"http:\/\/dignityorder.com\/?page_id=356"},"modified":"2025-02-08T09:07:09","modified_gmt":"2025-02-08T08:07:09","slug":"quale-futuro-per-lumanita","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/dignityorder.com\/it\/gran-maestro\/quale-futuro-per-lumanita\/","title":{"rendered":"Quale futuro per l&#8217;umanit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n\n\t<nav aria-label=\"breadcrumbs\">\n            <div class=\"breadcrumb-container theme1\">\n                <ol>\n                                    <\/ol>\n            <\/div>\n        <\/nav>    <script type=\"application\/ld+json\">\n        {\n            \"@context\": \"http:\/\/schema.org\",\n            \"@type\": \"BreadcrumbList\",\n            \"itemListElement\": [\n                            ]\n        }\n    <\/script>\n   \n    <script>\n            <\/script>\n\n\t<h1>Quale futuro per l&#8217;umanit\u00e0<\/h1>\n<h2>Seconda Riflessione<\/h2>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/dignityorder.com\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/Lo_sguardo_verso_il_futuro.jpg\" alt=\"\" width=\"520\" height=\"395\" \/>La teoria dell&#8217;evoluzione di Darwin e le ricerche delle neuroscienze sul cervello hanno dimostrato l&#8217;esistenza di una coscienza nei primati e nell&#8217;uomo, che \u00e8 stata definita &#8220;primaria&#8221;. A differenza dei primati, tuttavia, l&#8217;uomo possiede un altro tipo di coscienza, che lo rende cosciente della propria coscienza, che \u00e8 stata definita &#8220;coscienza di ordine superiore&#8221;.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio la coscienza di ordine superiore che conferisce all&#8217;uomo la capacit\u00e0 di creare la scienza, la tecnologia, l&#8217;arte, l&#8217;etica e la religione. Ci\u00f2 avviene in un lungo processo evolutivo in cui l&#8217;uomo acquisisce il linguaggio e il s\u00e9 collettivo. Impara a sopravvivere in un ambiente ostile e crea, con la religione, un mondo popolato da spiriti parallelo a quello reale. Sviluppa le capacit\u00e0 razionali (la matematica e la logica) che gli consentono di conoscere l&#8217;universo di cui egli \u00e8 parte.<\/p>\n<p>Questa visione unitaria della conoscenza umana \u00e8 stata, in epoche diverse, denominata &#8220;illuminismo&#8221;, volendo intendere un progetto di unificazione del sapere per il miglioramento dell&#8217;umanit\u00e0 A essa io aderisco con le specificazioni che emergeranno nel seguito del discorso.<\/p>\n<p>Nel fare ci\u00f2, io adotter\u00f2 il punto di vista scientifico per rispondere alle domande: Qual \u00e8 l&#8217;origine dell&#8217;uomo? Che cos&#8217; \u00e8 l&#8217;uomo? Dove sta andando l&#8217;umanit\u00e0. Non \u00e8 tanto importante il tipo di risposta, quanto, piuttosto, la risposta stessa.<\/p>\n<p>Da dove veniamo? Qual \u00e8 l&#8217;origine dell&#8217;uomo? Quando e perch\u00e9 emersero le caratteristiche che ci rendono cos\u00ec come siamo e unici nei confronti di tutte le altre specie che vivono sulla Terra? Scartata l'&#8221;ipotesi della creazione&#8221; che appartiene alla teologia, la risposta va ricercata nelle conoscenze acquisite dalla scienza, che consentono un viaggio a ritroso per ricostruire la storia evolutiva dell&#8217;uomo. Al riguardo, esistono teorie scientifiche \u00a0accreditate circa la nascita della vita sulla Terra circa quattro miliardi di anni fa, insieme con la teoria dell&#8217;evoluzione di Darwin, introdotta nel 1859, per spiegare come da un essere unicellulare si siano sviluppate tutte le specie viventi. Da una di esse, le scimmie antropomorfe, ha avuto origine l&#8217;uomo.<\/p>\n<p>La storia evolutiva dell&#8217;uomo ha mostrato il ruolo e la straordinaria importanza del cervello. Il cervello ha creato la coscienza di ordine superiore (la coscienza della coscienza) e questa, a sua volta, ha creato la cultura, che ha consentito all&#8217;uomo di inventare la scienza, la logica, l&#8217;arte e la religione. L&#8217;uomo \u00e8, perci\u00f2, una scimmia pensante.<\/p>\n<p>Da dove veniamo? Chi siamo? Dove stiamo andando?<\/p>\n<p>La vita sulla Terra ha origine da fenomeni rigorosamente chimici che, in virt\u00f9 della loro natura, dovevano necessariamente verificarsi, nelle condizioni fisico-chimiche prevalenti e nei luoghi in cui si produssero, in maniera puramente deterministica.<\/p>\n<p>La vita sulla Terra inizia con un essere unicellulare, che pu\u00f2 essere considerato il progenitore di tutti gli organismi viventi, dai batteri, ai funghi, alle piante, agli animali, compreso l&#8217;uomo. Si deve a Darwin e alla sua teoria dell&#8217;evoluzione, se oggi siamo in grado di spiegare scientificamente come ci\u00f2 sia avvenuto. Da dove veniamo? Da questo essere unicellulare primigenio.<\/p>\n<p>Chi siamo? Il prodotto di questa evoluzione naturale che fa di noi una &#8220;scimmia pensante&#8221;. Una scimmia che \u00e8 stata dotata dalla natura di una coscienza di ordine superiore, che gli ha dato la capacit\u00e0 di creare la cultura in tutte le sue manifestazioni, dalla scienza alla religione.<\/p>\n<p>Dove stiamo andando? La risposta \u00e8 pi\u00f9 complessa poich\u00e9 riguarda le previsioni circa il futuro dell&#8217;umanit\u00e0. Nel delineare tali previsioni, prender\u00f2 in esame i due livelli che ritengo fondamentali: quello che sta alla base, rappresentato dall&#8217;evoluzione, e quello che sta al vertice, rappresentato dalla religione. Io sono convinto che, solo ricercando in questi livelli di conoscenza, sia possibile diradare le nebbie che avvolgono oggi l&#8217;umanit\u00e0 per comprenderne le linee di sviluppo futuro.<\/p>\n<p>Prima di scrutare il futuro, tuttavia, \u00e8 importante sapere dove ci troviamo adesso. Al riguardo, una domanda s&#8217;impone: la selezione naturale agisce ancora come guida dell&#8217;evoluzione? La risposta pu\u00f2 essere s\u00ec e no in quanto dipende dal punto di vista che assumiamo.<\/p>\n<p>Un tratto indubitabile del mondo in cui viviamo \u00e8 dato dall&#8217;<em>omogeneit\u00e0<\/em>\u00a0causata dall&#8217;immigrazione e dall&#8217;ibridazione. Nella storia recente dell&#8217;umanit\u00e0, vi sono stati periodi in cui tale processo di omogeneizzazione si \u00e8 verificato con particolare intensit\u00e0. Si pensi, ad esempio, alla conquista del Nuovo mondo, quando schiavi africani vi furono portati forzatamente o alla colonizzazione dell&#8217;Australia e dell&#8217;Africa da parte di Stati europei.<\/p>\n<p>La miscelazione in atto tra le varie razze non \u00e8, tuttavia, di per s\u00e9 in grado di pilotare sistematicamente l&#8217;evoluzione dell&#8217;uomo in una o nell&#8217;altra direzione. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto al fatto che, grazie ai risultati straordinari ottenuti nella biologia genetica e molecolare, fra non molto i cambiamenti ereditari non dipenderanno pi\u00f9 dalla selezione naturale ma dalle\u00a0<em>scelte sociali<\/em>\u00a0che adotteranno i governi. L&#8217;umanit\u00e0, disponendo di una conoscenza scientifica estremamente precisa della struttura genetica umana, potr\u00e0 decidere, se lo vorr\u00e0, di evolversi diversamente da come ha fatto la natura finora. Diversamente, potr\u00e0 decidere di non fare nulla, lasciando la natura libera di operare come ha gi\u00e0 fatto per milioni di anni.<\/p>\n<p>La conoscenza che abbiamo dell&#8217;uomo ci consente di prevedere che la prima alternativa \u00e8 la pi\u00f9 probabile. Si tratta di stabilire, in tal caso, se la sostituzione dell&#8217;uomo alla natura sar\u00e0 totale o parziale. Una cosa \u00e8 certa: gli scienziati stanno compiendo esperimenti d&#8217; ingegneria molecolare che consentiranno di alterare i geni nella direzione voluta sostituendo frammenti di DNA. \u00c8 plausibile ritenere, perci\u00f2, che, entro cinquant&#8217;anni, si riesca a comprendere nei minimi dettagli non solo le dinamiche che presiedono la nostra ereditariet\u00e0, ma anche l&#8217;interazione tra geni e ambiente per la produzione di un essere umano &#8220;nuovo&#8221;.<\/p>\n<p>Se questi progressi della conoscenza scientifica saranno realizzati, anche solo parzialmente, l&#8217;umanit\u00e0 si trover\u00e0 nella condizione di poter controllare il suo destino ultimo. Essa potr\u00e0 decidere di modificare non solo l&#8217;intelligenza e l&#8217;anatomia dell&#8217;uomo, ma anche le emozioni e la creativit\u00e0. A quel punto, l&#8217;uomo potr\u00e0 veramente sentirsi simile a Dio.<\/p>\n<p>La storia evolutiva dell&#8217;uomo non dipende pi\u00f9 dalla natura ma dallo stesso uomo, che sar\u00e0 costretto ad affrontare scelte intellettuali ed etiche decisive, tutte orientate a dare risposta al quesito: qual \u00e8 il limite consentito per mutare noi stessi e i nostri discendenti? La risposta risiede nel tipo di mutazione che si vuole proporre. Se attraverso la genetica e la biologia molecolare si proponesse di debellare tutte le malattie che da sempre affliggono l&#8217;umanit\u00e0, nonostante qualche esitazione iniziale (penso all&#8217;opposizione della Chiesa cattolica all&#8217;uso di cellule staminali embrionali), alla fine tutti potrebbero essere d&#8217;accordo. Il vantaggio di condurre una vita senza malattie incurabili sarebbe evidente a tutti gli uomini. Inoltre, ci\u00f2 avrebbe la conseguenza di allungare la vita. Nascerebbero, indubbiamente, complessi problemi sociali, ma il desiderio di vivere pi\u00f9 a lungo sarebbe soddisfatto.<\/p>\n<p>Se, tuttavia, si volesse cambiare la natura umana per potenziarne alcune caratteristiche, come le capacit\u00e0 matematiche e logiche, i talenti atletici o la potenza sessuale, potrebbero insorgere profondi e insanabili conflitti. Chi ha l&#8217;autorit\u00e0 di decidere si troverebbe, inizialmente, di fronte al dilemma: ridurre le diversit\u00e0 per sviluppare la compatibilit\u00e0 oppure aumentare la diversit\u00e0 per creare campi di alta specializzazione? Inoltre, lo sviluppo di alcuni tratti della natura umana sarebbe a favore di alcuni e contro altri. Chi avr\u00e0 il potere di decidere? Se vi sar\u00e0 opposizione a tali decisioni, in che modo e con quali mezzi le decisioni saranno imposte? Con la convinzione o con la violenza? La risposta a tali quesiti dipender\u00e0, principalmente, dalla forma del governo che dovr\u00e0 decidere. Se \u00e8 quella democratica, ogni cittadino avr\u00e0 il diritto di esprimere liberamente le sue idee e le sue convinzioni, le quali potrebbero essere diverse ed opposte a quelle di altri cittadini che hanno lo stesso diritto. In tal caso, il conflitto nascerebbe gi\u00e0 alla base dell&#8217;organizzazione dello Stato. Il conflitto salirebbe verso l&#8217;alto, fino a coinvolgere le sue massime istituzioni. In tale contesto, i partiti e i movimenti politici si farebbero interpreti delle richieste particolari e renderebbero, avendone la forza, i conflitti ancora pi\u00f9 violenti. Da questo quadro emerge che le istituzioni politiche e sociali, che dovrebbero decidere in quale direzione orientare il cambiamento della natura umana, sono incapaci di prendere al riguardo una qualsiasi decisione. La conflittualit\u00e0 e l&#8217;incapacit\u00e0 di prendere decisioni trovano la massima espressione in uno Stato democratico.<\/p>\n<p>Comunque siano fatte le scelte sociali e politiche una cosa \u00e8 certa: l&#8217;<em>Homo sapiens<\/em>\u00a0sta per affrancarsi dalla selezione naturale. D&#8217;ora in avanti, l&#8217;evoluzione della specie umana sar\u00e0 decisa dalla scienza, dalla tecnologia, dall&#8217;etica e dalle scelte politiche. L&#8217;umanit\u00e0 ha raggiunto uno stadio del suo sviluppo in cui, guardando dentro se stessa, potr\u00e0 decidere cosa diventare. Da qui l&#8217;interrogativo finale: verso quali fini, ammesso che ve ne siano, deve tendere l&#8217;umanit\u00e0?<\/p>\n<p>I fini dell&#8217;umanit\u00e0, tuttavia, non possono essere i fini dei singoli soggetti che compongono la societ\u00e0. Questi fini, a causa delle loro eterogeneit\u00e0, saranno sempre in conflitto e condurranno, nella migliore delle ipotesi, ad una situazione di stallo. In assenza di un&#8217;alternativa valida, essi condurrebbero inevitabilmente alla distruzione della specie umana. Esiste un&#8217;alternativa valida? In quali ambiti? Nell&#8217;ambito politico, per le ragioni che espliciter\u00f2 successivamente, l&#8217;alternativa \u00e8 quella del\u00a0<em>tiranno illuminato<\/em>. Nell&#8217;ambito della pi\u00f9 alta espressione della conoscenza di ordine superiore, l&#8217;alternativa \u00e8 quella della\u00a0<em>religione<\/em>.<\/p>\n<p>La religione \u00e8 l&#8217;unica e vera espressione universale della conoscenza umana. Dal momento in cui fa la sua apparizione circa 500.000 anni fa, tutti gli aggregati sociali, dai pi\u00f9 semplici ai pi\u00f9 complessi, l&#8217;hanno creata e si sono sottomessi a essa. Nessun&#8217; altra attivit\u00e0 dell&#8217;intelletto umano pu\u00f2 vantare una cos\u00ec grande diffusione, in tutti i tempi e in tutte le regioni della Terra.<\/p>\n<p>Una causa di ci\u00f2 va ricercata nella sua capacit\u00e0 d&#8217;interpretare non solo il bisogno d&#8217;immortalit\u00e0 degli esseri umani ma anche il desiderio di uscire dall&#8217;angoscia della vita quotidiana. Possiamo dire che la religione \u00e8 la carta vincente dell&#8217;evoluzione, che contribuisce, in maniera forte, alla sopravvivenza della specie umana.<\/p>\n<p>La religione, tuttavia, \u00e8 all&#8217;origine di guerre sanguinose e di conflitti insanabili. Fin dai tempi pi\u00f9 antichi, nel nome di un Dio, sono state scatenate violenze di ogni tipo. \u00a0L&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 stata costretta a vivere in uno stato quasi perenne di bellicosit\u00e0. Se consideriamo gli ultimi diecimila anni della storia umana, troviamo che la maggior parte del tempo \u00e8 stata impiegata per combattere e che, in tempi di pace, sono state preparate nuove guerre. Da questo punto di vista, possiamo definire l&#8217;uomo come un &#8220;essere belligerante&#8221;.<\/p>\n<p>A questo punto, s&#8217;impone la domanda: com&#8217; \u00e8 possibile sanare la contraddizione tra il ruolo positivo (il sostegno alla sopravvivenza) e il ruolo negativo (le guerre) della religione? Esiste una tale possibilit\u00e0? Prima di rispondere a tali quesiti, riconsideriamo il discorso sulla saggezza. Generalmente, per &#8220;saggezza&#8221; s&#8217;intende la capacit\u00e0 dell&#8217;uomo di trovare un punto di equilibrio tra le sue motivazioni razionali ed emozionali. Ci\u00f2 significa che l&#8217;uomo, nel fare le sue scelte, deve prendere in considerazione non solo la ragione ma anche le basi emotive, passionali e irrazionali delle sue esperienze di vita. Chi volesse, perci\u00f2, esercitare la saggezza dovrebbe ricercare tale punto di equilibrio.<\/p>\n<p>Se applichiamo questa nozione di &#8220;saggezza&#8221; alla religione e alle sue contraddizioni, che situazione abbiamo? E&#8217; in grado la religione di trovare un punto di equilibrio tra le diverse motivazioni che caratterizzano oggi l&#8217;umanit\u00e0? Essendo universalmente diffusa in tutte le regioni della Terra, sarebbe essa in grado di trovare una base minima comune a tutte le sue diverse ed eterogenee manifestazioni? Solo una religione universale potrebbe rispondere con autorit\u00e0 alle sfide che vengono dalla richiesta di definire una nuova &#8220;immagine&#8221; dell&#8217;uomo, dopo che l&#8217;uomo stesso ha licenziato la natura e si \u00e8 sostituito a essa.<\/p>\n<p>Sulla possibilit\u00e0 di creare, su basi minimali, una religione universale, andiamo a vedere che cosa pensano i pi\u00f9 autorevoli esponenti delle stesse religioni.<\/p>\n<p>In Italia, dopo il Concilio Vaticano II, si \u00e8 cominciato a parlare di &#8220;ecumenismo&#8221;, intendendo con tale termine \u00a0un movimento spirituale che tende all&#8217;unione di tutte le chiese cristiane. Soprattutto con il pontificato di Giovanni Paolo II si \u00e8 avuto un certo sviluppo di tale movimento. Attualmente, il progetto che mira all&#8217;unione delle chiese cristiane resta un desiderio difficilmente realizzabile. In ogni caso, anche se lo fosse, sarebbe limitato alle sole chiese cristiane e lascerebbe fuori tutte le altre chiese che rappresentano la maggior parte dell&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>I rappresentanti delle pi\u00f9 importanti religioni del mondo diventano consapevoli del fatto che l&#8217;ecumenismo, esteso anche alle altre religioni, \u00e8 un&#8217;aspirazione di difficile attuazione, poich\u00e9 le singole religioni, invece di partecipare a un progetto unitario e armonico, ripropongono con vigore le rispettive specificit\u00e0 dottrinali. Comincia cos\u00ec a farsi strada l&#8217;idea che, per risolvere i mali che affliggono l&#8217;umanit\u00e0, sia necessario abbandonare il progetto unitario basato sulle religioni, per intraprendere quello basato sull&#8217;<em>etica<\/em>. Se le religioni hanno fallito tale obiettivo, allora si ricerchi una soluzione nell&#8217;etica, sperando che la via da percorrere, indebolita sul piano teologico, possa essere pi\u00f9 semplice da attuare. Ed \u00e8 cos\u00ec che il Parlamento delle religioni mondiali, riunito a Chicago nel settembre del 1993, approva la\u00a0<em>Dichiarazione per un&#8217;etica mondiale<\/em>, vedendo in essa il requisito minimale per instaurare un consenso tra i rappresentanti delle diverse religioni, allo scopo di progettare il risanamento spirituale, etico e materiale dell&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>I rappresentanti di tutte le religioni del mondo (cattolici, protestanti, ebrei, musulmani, cristiani ortodossi, induisti, buddisti, giainisti), preso atto che il nostro mondo sta attraversando una crisi fondamentale che investe l&#8217;economia, la politica, l&#8217;ecologia hanno approvato la suddetta\u00a0<em>Dichiarazione<\/em>, che viene commentata dal teologo Hans Kung.<\/p>\n<p>Quali caratteristiche dovrebbe presentare un&#8217;etica basata su ci\u00f2 che gi\u00e0 ora \u00e8 comune alle religioni del mondo? Gli estensori della Dichiarazione ritengono che esse consistano in &#8220;una regola aurea&#8221; e in &#8220;quattro imperativi&#8221;.<\/p>\n<p>La regola aurea esprime un principio che da millenni si trova in molte tradizioni religiose dell&#8217;umanit\u00e0: &#8220;Non fare agli altri quello che non vuoi che gli altri facciano a te&#8221;. Questa regola, immutabile e incondizionata, dovrebbe valere per tutti gli uomini, senza differenza di et\u00e0, di sesso, di razza, di colore della pelle, di lingua, di religione, di convinzione politica, di origine nazionale o sociale.<\/p>\n<p>I quattro imperativi fondamentali sono:\u00a0<em>non uccidere<\/em>,\u00a0<em>non rubare<\/em>,\u00a0<em>non mentire<\/em>,\u00a0<em>non commettere atti impuri<\/em>.<\/p>\n<p>L&#8217;etica mondiale delle religioni non deriva, come lo stesso Kung ha precisato nella Premessa, da una religione mondiale unitaria e neppure da un sincretismo di tutte le religioni. Quella dell&#8217;unit\u00e0 (o intersezione o sincretismo o riduzione a denominatore comune) di tutte le religioni \u00e8 una tesi che pi\u00f9 volte ha affascinato i filosofi, vedendo in essa una possibilit\u00e0 per instaurare un ordine armonico tra le religioni stesse. Ma tale possibilit\u00e0, se stimolante sul piano teorico, risulta di difficile attuazione. Tuttavia, rinunciando a percorrere questa via, quale alternativa resta valida? Le soluzioni possibili sembrano due: o ci si rassegna allo stato attuale delle relazioni conflittuali tra le religioni oppure si ricerca una nuova strada, la quale, senza rinunciare alla specificit\u00e0 delle singole religioni, ne consenta la reciproca tolleranza, in vista di un afflato ecumenico che forse nel futuro potr\u00e0 essere realizzato. E&#8217; questa la via scelta e percorsa dallo stesso Kung nell&#8217;opera\u00a0<em>Teologia in cammino<\/em>, ove egli affronta il problema delle relazioni tra le religioni partendo dal concetto di &#8220;verit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p>Di fronte al problema di superare i mali che affliggono oggi l&#8217;umanit\u00e0, tra cui la creazione di una nuova &#8220;immagine&#8221; dell&#8217;uomo, le religioni hanno dichiarato la loro impotenza ed hanno espresso la fiducia in un&#8217;etica mondiale. Tale etica \u00e8, per\u00f2, realizzabile? La regola aurea e i quattro imperativi proposti nella\u00a0<em>Dichiarazione<\/em>\u00a0di Chicago possono superare le difficolt\u00e0 insite alle dottrine teologiche delle religioni? S\u00ec, se l&#8217;etica prefigurata diventa operativa. Sono solo due le possibilit\u00e0 affinch\u00e9 ci\u00f2 avvenga: che l&#8217;etica sia\u00a0<em>intenzionata<\/em>\u00a0o\u00a0<em>imposta<\/em>. Intenzionare una concezione etica significa portare i suoi principi, imperativi e norme nella propria coscienza e farli assurgere a ragioni delle proprie azioni. Le azioni dell&#8217;uomo trovano allora una giustificazione nell&#8217;etica intenzionata.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 la probabilit\u00e0 che l&#8217;umanit\u00e0 intera intenzioni la concezione etica proposta nella\u00a0<em>Dichiarazione<\/em>? La risposta inequivocabilmente \u00e8: zero. Da ci\u00f2 segue che la proposta di costituire un&#8217;etica mondiale \u00e8 di per s\u00e9 affascinante e di enorme valore ideale, ma essa \u00e8 un sistema teorico di scarsa utilit\u00e0 pratica. Se la religione \u00e8 incapace di risolvere le sfide presenti e future dell&#8217;umanit\u00e0, allora anche l&#8217;etica rivela la stessa incapacit\u00e0.<\/p>\n<p>Se la possibilit\u00e0 di agire nel presupposto di un&#8217;etica condivisa \u00e8 molto scarsa, qual \u00e8 la probabilit\u00e0 di attuazione di un&#8217;etica imposta? Chi ha la capacit\u00e0 d&#8217;imporre una concezione etica? La risposta va ricercata nelle forme di governo. Al tempo presente, \u00e8 in atto un processo che tende a estendere in tutti i paesi del mondo i principi e le regole della democrazia, nella convinzione che, solo in tal modo, si possa garantire a tutti gli uomini il godimento dei diritti soggettivi e sociali.<\/p>\n<p>La democrazia \u00e8 veramente in grado di definire la nuova immagine dell&#8217;uomo? E&#8217; proprio nell&#8217;esercizio dei diritti acquisiti che ogni uomo vuole partecipare, esprimendo il suo personale punto di vista, alle decisioni riguardanti il suo futuro. Se la decisione da prendere riguarda la nuova immagine di uomo, da creare con le tecniche pi\u00f9 avanzate della genetica e della biologia molecolare, la diversit\u00e0 di opinioni al riguardo sar\u00e0 enorme. Al limite, ogni uomo potrebbe avere la sua opinione, che cercherebbe di far prevalere sulle altre poich\u00e9 in essa lui crede. Il risultato sarebbe una specie di &#8220;torre di babele&#8221;, in cui tutti parlano ma nessuno comprende ci\u00f2 che gli altri dicono. Sar\u00e0 mai possibile prendere una qualsiasi decisione in tali condizioni, soprattutto se si riferisce al futuro dell&#8217;umanit\u00e0? Francamente, ritengo di no.<\/p>\n<p>Se anche la democrazia rivela la propria impotenza, che fare? Rassegnarsi ad un destino che preannuncia l&#8217;estinzione della specie umana o continuare a ricercare una soluzione alternativa valida?<\/p>\n<p>Chi scrive crede nell&#8217;etica e nella sua capacit\u00e0 di unire gli uomini intorno ad un progetto futuro, ma tale progetto, per esprimere il bene comune, se necessario, deve essere imposto. Se non pu\u00f2 essere imposto da uno Stato democratico, allora bisogna guardare a una diversa fonte di potere statale. Io credo che esista una sola possibilit\u00e0, che \u00e8 rappresentata dal\u00a0<em>Tiranno illuminato<\/em>. Il tiranno di cui qui si parla non \u00e8 il tiranno che abbiamo conosciuto nella storia dell&#8217;umanit\u00e0 nelle sue diverse apparizioni, dal tiranno di Siracusa a Hitler. Il Tiranno illuminato \u00e8 un uomo dotato di grande carisma, di eccezionali doti intellettive e di profonda saggezza. Egli deve saper coniugare la ragione con le emozioni, che sono i pilastri che sorreggono l&#8217;uomo integrale. Egli deve essere in grado di comprendere i bisogni materiali dell&#8217;umanit\u00e0, ma deve anche saperli plasmare con i pi\u00f9 alti valori spirituali (il vero, il bene, il bello, il giusto). Un uomo con queste qualit\u00e0 governer\u00e0 non con il terrore ma con il consenso poich\u00e9 tutti riconosceranno e accetteranno la sua guida illuminata. Un uomo cos\u00ec potente, autorevole e saggio saprebbe in quale direzione orientare i cambiamenti genetici per la creazione dell&#8217;uomo nuovo. L&#8217;umanit\u00e0 eviterebbe il rischio dell&#8217;autodistruzione solo sottomettendosi alla sua guida illuminata.<\/p>\n<p>Il Tiranno illuminato, tuttavia, non nasce dal nulla o dalla mente di Giove come Minerva. Il suo avvento deve essere preparato gi\u00e0 da ora da uomini di qualit\u00e0, senza distinzione di sesso, colore della pelle, razza, lingua, religione e cultura, che io chiamo &#8220;Illuminati&#8221;. Sono proprio loro che creeranno le condizioni storiche e sociali da cui emerger\u00e0, al momento giusto, colui che dovr\u00e0 assurgere a Guida Suprema dell&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Si potrebbe obiettare che un uomo come quello che ho delineato non esiste. Anche se esistesse, dovrebbe emergere dal livello piatto della democrazia. Come potrebbe, infatti, un uomo che vive in uno stato democratico, ove esiste la tendenza a livellare tutti, acquisire il potere e l&#8217;autorit\u00e0 per governare il mondo come Tiranno illuminato? In condizioni normali, sarebbe impossibile. Ma le condizioni in cui versa oggi l&#8217;umanit\u00e0 stanno degenerando gradatamente, per cui \u00e8 facile prevedere che si arriver\u00e0 ad un punto in cui le regole sociali saranno rotte e si scivoler\u00e0 inevitabilmente nell&#8217;anarchia. A quel punto, come Aristotele ha sostenuto, il superamento dell&#8217;anarchia sar\u00e0 possibile solo con la creazione del tiranno, cui si delegheranno tutti i poteri a condizione che egli riporti l&#8217;ordine nella societ\u00e0. E&#8217; solo in questo stadio dell&#8217;umanit\u00e0 che potrebbe fare la sua comparsa il Tiranno illuminato. A differenza di tutti gli altri tiranni, egli, dotato delle qualit\u00e0 gi\u00e0 descritte, potr\u00e0 orientare l&#8217;evoluzione della specie umana. Sar\u00e0 lui, e solo lui, assistito da scienziati, a decidere come creare l&#8217;uomo nuovo. Il tempo del suo avvento, tuttavia, non \u00e8 vicino. E&#8217; possibile, pertanto, che l&#8217;umanit\u00e0, sprofondata nell&#8217;anarchia pi\u00f9 pura, non riesca a sopravvivere.<\/p>\n<p>Ritornando alla storia dell&#8217;uomo, sembrerebbe che l&#8217;evoluzione avesse privilegiato la ragione e non la saggezza. Con la ragione, infatti, l&#8217;umanit\u00e0 ha potuto creare la scienza e le civilt\u00e0. Non ha saputo, purtroppo, esercitare la saggezza necessaria per gestire le sue creazioni.<\/p>\n<p>Dall&#8217;indagine fin qui svolta, emerge la possibilit\u00e0 che la nostra linea evolutiva si estingua come quelle di tutte le altre specie. Nell&#8217;evoluzione biologica, l&#8217;estinzione \u00e8 la regola e non l&#8217;eccezione. Che anche la nostra specie possa estinguersi \u00e8 un&#8217;eventuale che ci preoccupa, ma rientra nell&#8217;ordine naturale delle cose. E&#8217; probabile che il nostro cervello, che ha originato il nostro successo, possa anche determinare la nostra estinzione.<\/p>\n<p>Se dovesse accadere una cosa del genere, forse potrebbe essere possibile che l&#8217;evoluzione riprendesse dapprincipio, in condizioni pi\u00f9 favorevoli, il suo corso. Anche se l&#8217;<em>Homo sapiens<\/em>\u00a0dovesse andare irrimediabilmente perduto con tutta la sua scienza e con tutte le sue civilt\u00e0, resterebbe ancora tempo affinch\u00e9 l&#8217;evoluzione ricominciasse l&#8217;avventura possibilmente con un finale pi\u00f9 favorevole. I cosmologi ritengono, infatti, che la Terra potrebbe ancora ospitare la vita per ancora 2-5 miliardi anni, fino a quando l&#8217;espansione del sole la render\u00e0 definitivamente inospitale. Il nuovo viaggio potrebbe iniziare con un primate o con animale di un ramo inferiore, che per\u00f2 potrebbe ascendere al di sopra dell&#8217;attuale livello umano in virt\u00f9 di una pi\u00f9 armoniosa combinazione di geni che privilegiasse non solo l&#8217;intelligenza ma anche la saggezza. Una prospettiva come questa \u00e8 di scarso conforto ma potrebbe servire da ammonimento ai nostri discendenti affinch\u00e9 facciano del cervello un uso migliore di quello che ne abbiamo fatto noi. In caso contrario, l&#8217;estinzione della specie umana sar\u00e0 inevitabile.<\/p>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La teoria dell\u2019evoluzione di Darwin e le ricerche delle neuroscienze sul cervello hanno dimostrato l\u2019esistenza di una coscienza nei primati e nell\u2019uomo, che \u00e8 stata definita \u201cprimaria\u201d. 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